Perché scegliere un albero di Natale naturale o artificiale cambierà il tuo 2025 in modo decisivo

Perché scegliere un albero di Natale naturale o artificiale cambierà il tuo 2025 in modo decisivo

Lorenzo Fogli

Dicembre 13, 2025

Quando arriva dicembre, ogni casa e negozio si trasforma con un elemento ormai imprescindibile: l’albero di Natale. È un colpo d’occhio che si ripete ogni anno, a partire da metà novembre, tra luci, palline e addobbi di ogni tipo. Dietro questa tradizione si cela un mercato enorme, con numeri di vendita che valgono milioni di euro. Ma la domanda più importante riguarda il risvolto ambientale: quale tipo di albero di Natale comporta un’impronta di carbonio più bassa? La risposta non è così immediata come si potrebbe immaginare. Da un lato l’albero naturale, dall’altro quello artificiale, molto diffuso soprattutto nelle abitazioni urbane. Tuttavia, ognuno presenta pro e contro che influiscono sull’ambiente in modi diversi. Le differenze sono emerse in modo chiaro da analisi attente che considerano tutte le fasi di utilizzo e smaltimento.

Il confronto tra albero naturale e artificiale evidenzia impatti diversi e nascosti

Il bilancio ambientale tra albero naturale e artificiale si basa sulle emissioni di gas serra generate dall’intero ciclo di vita. Nel caso degli alberi veri, la produzione è legata alla coltivazione, trasporto e smaltimento annuale, mentre gli alberi finti comportano un dispendio energetico consistente soprattutto in fase di produzione e spedizione, spesso a origine lontana. Per esempio, un abete naturale coltivato in zone vicine al punto vendita può produrre circa 3,1 kg di CO2 equivalente all’anno perché viene sostituito ogni anno. L’albero artificiale, invece, proveniente da stabilimenti in altri continenti, accumula un impatto superiore, paragonabile a 48,3 kg di CO2 equivalente all’acquisto.

Perché scegliere un albero di Natale naturale o artificiale cambierà il tuo 2025 in modo decisivo
Una donna decora un albero di Natale con cura, tra luci e pacchi regalo. Un momento tradizionale che precede le feste. – agriturismolacurbastra.it

La vantaggiosità ambientale dell’albero artificiale, quindi, dipende dal numero di anni di utilizzo. Tenendolo per almeno sei stagioni l’impatto annuale scende a una cifra più contenuta, circa 8,1 kg di CO2 equivalente all’anno. Il motivo per cui questo avviene è legato all’ammortamento delle emissioni iniziali, ma è importante sottolineare che per superare davvero il naturale, l’albero artificiali andrebbe conservato oltre 15 anni. Una durata media difficile da raggiungere considerando fattori come usura e cambiamenti di gusto. Chi vive in una grande città può notare che questo aspetto spesso viene tralasciato nelle discussioni più comuni sulle festività.

L’albero naturale e il suo ruolo nel ciclo del carbonio rimangono sottovalutati

Il tradizionale abete rosso, comunemente impiegato come albero di Natale, agisce più che come semplice decorazione stagionale. Durante la sua crescita, che si estende per circa dieci anni, accumula attraverso la fotosintesi una quantità significativa di anidride carbonica, contribuendo a ridurre tale gas dall’atmosfera. Questa funzione non si interrompe completamente quando l’albero viene tagliato, a patto che venga gestito correttamente e non bruciato, evitando così emissioni immediate in atmosfera.

La coltivazione locale di abeti, inoltre, partecipa al mantenimento del terreno e della biodiversità di molte aree verdi italiane ed europee. Non si tratta solo di un fatto estetico: gli spazi verdi contribuiscono alla regolazione climatica e alla salute degli ecosistemi. Per chi vive in contesti urbani, questo si traduce in una presenza silenziosa ma costante di processi naturali che sostengono un rallentamento del riscaldamento globale, con un miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente circostante.

Alternative ecologiche e la complessità delle emissioni natalizie

Per limitare l’impatto connesso alle tradizioni natalizie, alcune persone scelgono di rinunciare sia all’albero naturale sia a quello artificiale prefissandosi alternative più ecologiche. Le soluzioni, spesso creative e fai da te, utilizzano materiali di recupero come legno, plastica riciclata o oggetti comuni riconvertiti in addobbi. Non mancano poi le installazioni più minimaliste, che richiamano la forma dell’abete senza la necessità di un albero vero o finto. Queste idee hanno un’impronta di carbonio molto bassa e rappresentano il modo più sostenibile per vivere questa tradizione.

Nonostante questo, risulta fondamentale inquadrare correttamente il problema: l’albero di Natale incide in modo limitato sulle emissioni totali generate nel periodo festivo. Le decorazioni occupano all’incirca il 2% di carbonio prodotto a Natale. La fetta maggiore è invece legata ai viaggi, responsabili di circa il 25%, e, soprattutto, alla produzione e consumo di regali che compongono il 57% delle emissioni. Anche il cibo rappresenta una quota significativa, attorno al 15%. È quindi evidente che il dibattito sull’albero, pur rilevante, non deve distogliere l’attenzione da un quadro ambientale più ampio e complesso, dove le scelte quotidiane e collettive fanno la differenza.

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